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COPPETTAZIONE

Tecnica antichissima che, nel corso dei secoli, ha saputo rinnovarsi e perfezionarsi tanto che, utilizzata già ai tempi di Ippocrate e poi dai Cinesi.

Essa consiste nell'applicazione sulla pelle della persona trattata di coppette simili a vasetti di yogurt o tazze di vetro, bambù o ceramica creando un effetto “ventosa” che tiene il contenitore incollato al corpo. L’applicazione può durare dai 5 ai 20 minuti e produce come effetto un’alterazione dei flussi energetici del corpo mediante una stimolazione della circolazione sanguigna e linfatica. La coppettazione si può quindi considerare una terapia “riflesso-stimolante” poiché sfrutta i principi della medicina tradizionale cinese agendo sulle cosiddette zone riflesse. Tramite essa è possibile ripristinare l'equilibrio e ristabilire la funzionalità dell’organo o dell’apparato in disarmonia.

Ma a cosa serve la coppettazione? Il risucchio tipico della tecnica mira a contrastare la produzione di edemi e microlesioni muscolari derivanti da allenamenti intensi. Inoltre favorisce la mobilità delle articolazioni stimolando altresì una riduzione del dolore, ove presente.

La coppettazione ha trovato nuova applicazione soprattutto negli ultimi anni, quando molte star ne hanno fatto una vera e propria moda.

E infatti nel 2015 a occuparsi di questa tecnica è stato anche il Journal Of Traditional and Complementary Medicine, secondo il quale la coppettazione avrebbe altresì il pregio di stimolare rapidamente i muscoli e aiutare il corpo a ristabilirsi nel caso di dolore agli arti, alla testa, alla schiena e alle spalle.

La coppettazione è tornata agli onori della cronaca nel 2016 in occasione delle Olimpiadi di Rio: sono stati infatti molti gli atleti che hanno sfoggiato i segni tipici della coppettazione, ovvero cerchi violacei in diverse parti del corpo. I lividi sono, infatti, uno degli effetti collaterali della tecnica.

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